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C’è una leggenda che circola da anni nei salotti di bridge, che narra di una lite in un salotto tra marito e moglie per una partita che terminò con un delitto di sangue. Vittima fu il ricco profumiere John S. Bennett ed esecutrice la di lui signora Myrtle Bennett. Tutto nacque da un diverbio sull’andamento del gioco, che ancora viene riportato nelle enciclopedie di bridge. Difficile da comprendere per chi non ha mai avuto a che fare con le carte ma iniziamo con il dire questo: il bridge è un’arte basata su logica e statistica in cui la fortuna non esiste. Suscita dibattito, ci mette alla prova con noi stessi e con le nostre debolezze… spesso anche con la nostra pazienza.

Il bridge

Definizione ed etimologia

Il bridge è uno sport della mente: la Mind Sports Organization (MSO) lo qualifica come tale da anni, insieme ai ben noti Scacchi, Dama, Shōgi, Backgammon, Othello, Poker, Cribbage, Mastermind.

Sull’etimologia del nome esistono numerose ipotesi:

  • Alcuni la attribuiscono all’inglese (lett.“ponte”): essendo prima di tutto uno sport di coppia: tra i due compagni si crea un feeling attraverso un “ponte comunicativo” da cui proverrebbe anche il nome;
  • Altri ritengono possa derivare dalla parola araba “biric” (lett. “banditore”): con un chiaro riferimento ad una prima fase del gioco detta “asta” o “dichiarazione”;
  • C’è anche chi ne attribuisce la derivazione dal termine di russo “biritch” con riferimento ad un gioco di carte del XIX secolo;
  • Infine, c’è chi giura che venga dalla parola turca “birüç”, anche questo un gioco di origine ottomana in cui un soggetto avrebbe le carte scoperte mentre gli altri tre le avrebbero nascoste.

Come si gioca a bridge?

Il bridge è uno sport di coppia (o di squadra) che si gioca in 4 con un mazzo di carte francesi (13 carte per ogni giocatore senza jolly) che si basa su due fasi distinte: la prima in cui viene effettuata un’asta (dichiarazione), e la seconda, invece, in cui bisogna provare a realizzare la scommessa stabilita in un primo tempo (gioco della carta). Nella fase del gioco può essere paragonato ad un tressette con briscola (atout).

Qual è lo scopo?

L’obiettivo di ciascuna coppia è quello di fare più prese possibili: l’asso prende sul re, re sulla dama, la dama sul fante e così via. Gli avversari dei vincitori dell’asta danno avvio alle danze intavolando una carta e tutti i giocatori sono obbligati a rispondere in quel seme, procedendo in senso orario. In mancanza di carte in quel colore (ad esempio picche) si potrà procedere all’utilizzo della briscola o atout (qualora l’asta l’abbia stabilito). La coppia vincitrice dell’asta, dopo l’attacco, esporrà le carte di uno dei due giocatori, che da quel momento verrà chiamato “morto” e non avrà più un ruolo all’interno della partita, se non quello di muovere le carte scelte dal giocante.

Perché nel bridge la fortuna non conta?

In ogni tavolo vengono giocate delle partite (mani) in cui i 4 giocatori avranno delle carte che poi saranno riposte in una scatola (board); questi saranno poi passati e giocati ad altri tavoli da altri giocatori, e questo implica che tutti giocheranno con le stesse carte (belle o brutte che siano) comparando alla fine i risultati. 

Cosa può renderti un buon giocatore di bridge?

  • Strategia: nella prima fase, attraverso un dialogo i cui segnali sono noti a tutti i giocatori al tavolo, dovrai stabilire il numero di prese da fare in quella partita. Si tratta di un’asta a tutti gli effetti in cui bisogna capire quanto ci si possa spingere oltre il limite;
  • Affiatamento: esistono diversi buoni giocatori in Italia, ma pochissime coppie di campioni. L’abilità del singolo conta poco, perché si tratta sempre di un gioco di coppia.
  • Memoria: l’obbligo di rispondere nel seme intavolato ha numerose implicazioni, la più importante è che ricordare le carte già uscite ci permette di avere una marcia in più rispetto agli altri e una strategia di gioco più efficace;
  • Probabilità: lo studio di questa disciplina è fondamentale per decidere le linee di gioco o controgioco più probabili per ottenere i risultati migliori;
  • Resilienza: sapersi adattare nel bridge è fondamentale. Spesso bisogna essere in grado di fronteggiare in breve tempo situazioni impreviste senza crollare.
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