“Finché si avranno passioni non si cesserà di scoprire il mondo.” (Cesare Pavese)
La mia lunga storia d’amore con il bridge inizia nel 1989, quando avevo appena 14 anni: dopo aver passato ore a osservare i miei genitori e i miei zii in casa a giocare e con una passione folle per le carte che – secondo i parenti mi avrebbe portato su una brutta strada – mi iscrivo al mio primo corso con Claudio Petroncini al Circolo Top Bridge. Al mio primo insegnante devo tutto: l’avvio della mia carriera, le lezioni più importanti, i miei primi lavori. Un genio forastico dall’intelligenza acuta che mi ha fatto amare questo gioco, guidandomi attraverso la scoperta.
Presto mi sono reso conto che se volevo fare di questa passione un mestiere dovevo darmi da fare sul serio e così nel 1991 ho passato l’esame per diventare arbitro di associazione (un anno dopo sono diventato insegnante, dopo tre anni arbitro nazionale e nel 2000 internazionale). La mia carriera arbitrale è decollata immediatamente: ho fatto percentuali così alte nei test, che mi è stato permesso di saltare diversi step.
“L’uomo è arrivato quando fa per mestiere quel che farebbe gratis.” (George Bernard Shaw)
Nota di colore: Quando ero arbitro regionale dovevo essere uditore e sostenere poi un esame orale per passare di grado ad Abbadia San Salvatore. Poco prima della lezione l’insegnante designato si è ritirato e non ha sostenuto la lezione in programma “Come muovere le figure tecniche”. Avendo fatto il 100% allo scritto mi è stato chiesto di fare la lezione agli altri 100 colleghi che erano lì insieme a me.
Il primo campionato internazionale arbitrato è stato a Tenerife nel 2001, avevo 26 anni. Ero un ragazzino o almeno così venivo percepito al tavolo dai grandi giocatori dell’epoca. Non si fidavano: ho ricevuto 10 appelli per le mie decisioni arbitrali. Ogni sera per quasi due settimane mi presentavo in Commissione per giustificare le mie scelte della giornata. Ho vinto 9 appelli e negli anni successivi ne ho ricevuti sempre meno. Ora sono Chief Assistant, tra i primi 10 arbitri nel mondo, il secondo italiano.
“Dietro ogni impresa di successo c’è qualcuno che ha preso una decisione coraggiosa.” (Peter Ferdinand Drucker)
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La prima volta che ho vestito la maglia nazionale è stato nel 1994 al Campionato Europeo di Papendal (Olanda). Mentre l’Italia del calcio perdeva la finale dei mondiali, noi raggiungevamo il sesto posto della classifica, senza infamia e senza lode. Andò meglio nel 1996 quando a Ostenda (Belgio) vinsi il Campionato a Coppie del Mercato Europeo Comune con il mio storico compagno, Riccardo Intonti e poi nel 1998 il Campionato Europeo a Squadre.
Il 1999 è l’anno che ricordo con maggiore affetto: al Campionato del Mondo a Fort Lauderdale (Florida) abbiamo ottenuto il primo posto allo squadre e il terzo al coppie con Francesco Mazzadi a Nymburk (Repubblica Ceca). Una mano, in particolare fece discutere: con Riccardo approdammo al contratto di 6 fiori. Joel Wooldridge, campione della nazionale americana, espone il 2 di picche e al morto scende K105, in mano ho J64 e devo fare due prese nel colore, perché la terza la scarterò su un colore laterale. Ho guardato il mio avversario, poi il mio compagno e ho detto “Prendi con il Re di Picche”. L’avversario aveva attaccato sotto asso per indurmi in errore e farmi credere di essere il possessore solo della dama. Questo episodio verrà raccontato in un articolo de Il Corriere della Sera dal titolo “La favola del Re di Picche”.
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